Innovare A Tutto Campo

innovazione

Dopo un po’ che persone come Bernd Wiemann parlano, bisogna darsi un pizzicotto sul braccio per capire di non essere stati improvvisamente proiettati su second life. Le cose che ci ha presentato giovedì scorso hanno davvero colpito per l’originalità dell’approccio all’innovazione e per la capacità di declinazione in ambiti così differenziati (dalla logistica alla salute pubblica).
Da un ingegnere, capo della ricerca e sviluppo di un’azienda tecnologica quale Vodafone, ci si sarebbe aspettati un discorsetto duro e puro sull’innovazione, con tanto di pedagogica lavata di capo sul ruolo prioritario della conoscenza scientifica.

Niente di più sbagliato. Bernd slide dopo slide invece racconta quanto il percorso di innovazione adottato in Vodafone si basi sulla interdisciplinarietà. Non tanto in termini di problem solving (problemi complessi richiedono soluzioni complesse e quindi competenze diverse), quanto di vero e proprio framing dei problemi stessi. Artisti ed ingegneri lavorano gomito a gomito per immaginare nuovi scenari di utilizzo delle tecnologie a partire dalla condivisione di valori comuni (sostenibilità, etica).

Arte e scienza sono viste come due modalità complementari, non più in antitesi, di scoperta del nuovo. Bernd, per dare spessore alle sue parole si è presentato alla lecture con Kalle Laar, un artista con il quale ha collaborato nel progetto “overture” in merito al delicato tema della sostenibilità delle risorse idriche.
Proprio alla luce di questo nuovo incontro tra Arte e Scienza (che non è quello moderno ma nemmeno quello pre-moderno alla Leonardo da Vinci tanto per intenderci), Bernd legge l’importanza del design.

Un design orientato al futuro, indirizzato all’esplorazione di nuovi scenari. Meno prodottini e più idee innovative capaci di cambiare e perché no? creare nuovi settori industriali. Si parte dalla società (e dalle persone) e dai sui problemi (cambiamento climatico, qualità della vita, mobilità, ecc..) per arrivare a soluzioni innovative, capaci di mescolare tra loro competenze anche molto diverse.
Per il design di casa nostra una lezione molto chiara: riduzione dell’autoreferenzialità estetica e maggiore presa sui grandi problemi del nostro tempo. Siamo davvero pronti in Italia a tradurre in realtà questo nuovo modo di interpretare il design?

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