Non C’è Design Senza Utente

Non C’è Design Senza Utente

Come sapete giovedì scorso abbiamo incontrato Eero Miettinen, il capo del design di Nokia per la sua presentazione alle VIU Lecture. Con il quaderno degli appunti ben aperto e la penna pronta (naturalmente tutto Muji) abbiamo aspettato con trepidante attesa le parole del Guru. E come ogni Guru che si rispetti ci ha lasciato stecchiti proponendoci con forza e carisma delle verità basilari, che proprio per essere tali molto spesso dimentichiamo o diamo per scontate. Con tono oracolare, Eero, ha iniziato a snocciolare gli elementi che segnano il design di Nokia.

Il punto di partenza è la centralità dell’utente: “understanding people needs”. Niente di sconvolgente a dire la verità ma ciò che conta è il modo in cui in Nokia declinano questo programma di lavoro. Per studiare da vicino le nuove diverse culture del consumo a livello mondiale, Nokia ha ri-costruito una rete dei “design studios” (questa strategia presente da tempo in Nokia era stata dimessa, causando non poche difficoltà, nel corso degli ultimi anni), che sono dei veri e propri laboratori nei quali incontrare i consumatori e collaborare con le università locali in merito al futuro della comunicazione mobile.

Un mix tra ascolto e co-progettazione con l’utente è la caratteristica che qualifica i design studios. Questa rete di antenne riporta le informazioni e le conoscenze raccolte alla sede centrale di Nokia in Finlandia dove sono presenti gli headquarter del design che hanno il compito di analizzarle. A questo punto entra in campo l’altra dimensione rilevante del design che sta nelle capacità di sintetizzare queste informazioni (anche in contraddizioni tra loro), di coniugarle con i problemi di una produzione di massa e soprattutto nell’anticipare, nella capacità di fare una fuga nel futuro e di proporre qualcosa di nuovo al mercato. Il design deve ricercare la discontinuità.

Non solo in termini di prodotto e di estetica in senso stretto, ma di un insieme più ampio di campi che vanno dal servizio, all’interazione, all’interfaccia utente, al software e, a sorpresa, ai contenuti. Su questo punto Eero è stato molto chiaro: sono i contenuti oggi che fanno la differenza nel settore della comunicazione mobile, il design ne deve ovviamente tenere conto. Da qui la collaborazione con artisti contemporanei per la progettazione del telefono e la costruzione di contenuti innovativi.

Forse sembra tutto fin troppo semplice ma fa sempre una certa impressione sentire che anche nel mondo del design, un tempo caratterizzato da un’aritmetica del tutto particolare, 2+2 fa ancora 4. Chiudo con una sensazione personale. Ascoltare Eero lascia a volte un po’ sbigottiti per la naturalezza con la quale si passa dal parlare dall’average product (il prodotto che deve uscire sul mercato e vendere milioni di esemplari) fino alla dimensione più artistica e sofisticata del design. Senza soluzione di continuità. Mi viene un dubbio: non è che in Italia siamo rimasti indietro di una puntata, ancorati ad una artificiosa contrapposizione tra design di massa e design di nicchia?

Leave a Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *